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Corno alle scale

Rifugio Cavone - Balzo dell'Ora - Corno alle Scale - Lago Scaffaiolo e Rifugio Degli Abruzzi - Monte Spigolino - Torrente Dardagna - Rifugio Cavone

Sveglia alle 2,00 del mattino ( o di notte, come preferite). Partenza alle 3,00. Deviazione programmata al parcheggio in zona “Kiss and Fly” dell'aeroporto di Bologna - Attenzione: se l’autoveicolo di cui disponete è un tantino alto, un kiss di un minuto vi costa 10,00 euro.  Che sia almeno un bacio “profondo” di un “minuto eterno”! -.
Dopo vari inciampi stradali (il gps dà i numeri? o il conducente?), un’abbondante colazione e la vista di una rocca fiabesca, a Riola di Vergato, arriviamo al Rifugio Cavone, punto di inizio dell’anello “faticosamente” tracciato.
Un piccolo inconveniente: il “sentiero” è rimasto a casa, comodamente steso sulla mia scrivania. Confidando sui segnavia del  CAI ( grazie CAI!), tranquilli, iniziamo il percorso. Poco dietro di noi, di buon passo, procede Lorenzo, che ci accompagnerà con la sua cartina, tirata fuori, con esperta scioltezza, ad ogni punta raggiunta.
Il primo e l’ultimo tratto sono all’ombra di faggi, il restante è all’aperto  -  munirsi di repellenti per mosche e mosconi, il cui diletto è appiccicrsi alla pelle sudaticcia -.
La parte più difficile è la Cresta dei Balzi dell’Ora, molto esposta su una parete di roccia  (EE) -  Io ho usufruito dell’aiuto dei due esperti compagni di camminata! -. La faticosa ripida salita porta in cima al poggio del Corno alla Scale, dove si erge una grande Croce di Ferro. Un saluto, un giro panoramico in tondo, un sorso d'acqua e il cammino riprende.
Giunti al Rifugio Duca degli Abruzzi ci siamo concessi un meritato spuntino: una fetta di torta alla crema acquistata al rifugio. Una leggera e morbida dolcezza!
Poi, di buon passo, fino al Torrente Dardagna. Lorenzo e Giorgio, come equilibristi su una fune immaginaria, sasso dopo sasso, hanno attraversato le acque. Io, che di equilibrio ne ho ben poco, e che, confesso, avevo voglia di una rinfrescata, mi son seduta su un sasso in riva al fiumicello, ho tolto gli scarponi e i calzettoni, che di bianco avevano ormai ben poco, e ciac ciac ciac, a piedi nudi, ho attraversato, ridacchiando, il  fiumicello. sguazzando di buon grado nelle gelide acque.
Sull’altra riva (poco distante, non pensate chissà quanto!), non ci crederete, tutti (Lorenzo, Giorgio e una coppietta lì seduta, coinvolta, suo malgrado, nella visione della mia maldestra traversata) erano lì a prodigarsi nel procurarmi un qualcosa per asciugare i miei piedini, che erano sì gelati, ma, direi, ben soddisfatti e rigenerati!
Seduti sull’altra riva, abbiamo fatto un secondo spuntino e, poi, al fresco, siamo saliti verso il punto di chiusura dell’anello, il Rifugio Canova.
Qui, dopo i saluti – grazie Lorenzo per la simpatica compagnia -, ripuliti alla meglio, abbiamo atteso le ore fresche prima di scendere verso casa.

 

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