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…e i Santi


Se il popolo ebbe poco rispetto per il Diavolo, stesso trattamento ricevettero i Santi, perché, all'antico abitante della Romandìola, non facevano paura, né il Diavolo, né l'acqua santa.

Il più tartassato fu S.Pietro, descritto come un semplicione, "duro di comprendonio", con una gran zucca pelata; sempre in giro per le campagne insieme a Gesù. Nelle loro peregrinazioni, essi trovavano alloggio qua e là, come racconta la storiella imolese che segue.

Il Signore e S.Pietro, nel loro peregrinare, chiesero alloggio ad una donna che rispose di non aver posto. Proseguendo, chiesero alloggio in un'altra casa, la padrona, preparò un letto pulito e fece loro grande accoglienza. Al mattino seguente, il Signore, accomiatandosi, disse alla donna: "E prem lavor ch'a farì, uv riuscirà grand" (il primo lavoro che farete, vi riuscirà grande). Quella donna, come era solita fare al mattino, lavorò la tela e quando andò a stenderla, non finiva più e riempì tutta la siepe e il prato. L'altra donna, vedendo la scena, si pentì di non aver dato alloggio ai due e pensò che, se fossero ricapitati, li avrebbe alloggiati come si deve. Qualche tempo dopo, ricapitarono là e la donna fece come si era ripromessa. Al mattino seguente, il Signore disse a questa, quel che aveva detto alla sua vicina qualche tempo prima. La donna, prima di apprestarsi al lavoro mattutino, andò a pisciare e s'in l'ess tolta vi di là, la srebb ancora drì a pissè (se non l'avessero tolta via di là, sarebbe ancora dietro a pisciare).

S.Pietro, era continuamente canzonato, perfino dai bambini, che lo seguivano con i loro coretti: "Tusot, tusot / chi t'ha tusè? / tu pé, tu mè / a caval d'un frè / cun è furcon / da la bughé!" (rapato, rapato / chi ti ha tosato? / tuo padre, tua madre / a cavallo di un frate / con il forcone / del bucato!); oppure: "Tiston manèla / l'aveva una pussion / us la zughè a spanèla / uj la vinzè Mingon!" (zuccone manèla / avevea un podere / se lo giocò a spannella / glielo vinse Mingone!). Come al Diavolo fu assegnata, dal popolo, una moglie, a Piron (o Pirunzé, come è chiamato S.Pietro nelle novelle popolari), fu appioppata una madre secca, piccola, brontolona, avara e bisbetica, per giunta, con fama di essere una strega. S.Pietro, era anche famoso per la sua golosità di nespole, cosicchè, un giorno, per lo sforzo di salire su un nespolo, gli sfuggì una "tromba", S.Paolo, che era sotto, esclamò: "Nespula Sampir!" (Nespola San Pietro!), per questo, ancor oggi, in Romandìola, si usa sottolineare i peti "da sforzo", con la stessa esclamazione.
Gli altri apostoli, facevano a gara per fare scherzi di ogni genere a S.Pietro, il più feroce era S.Paolo che, quando passava il segno, prendeva certi ceffoni da rincoglionire, allora S.Giovanni correva a separarli.
Il più amato e rispettato degli apostoli, era S.Giovanni, forse tanta ammirazione popolare, gli derivò anche dall'aver salvato (come già visto), le fate, dall'estinzione.
S.Antonio di Padova, nella tradizione popolare, diventa un mago e indovino, che gira il mondo compiendo prodigi, una vecchia filastrocca imolese dice: "S.Antonio giocondo / che girava tutto il mondo / tutto il mondo ha camminato / S.Antonio illuminato".
Il suo omonimo, chiamato in Romandìola: "S.Antonio del porco", era considerato protettore degli animali, ma veniva anche "utilizzato" come "procacciatore di mariti" (per non dire di peggio), dalle giovani romagnole. I bambini, invece, lo invocavano così: "S.Antoni dal campanein / in canteina agn'è piò vein / 'nt'e tasel an gn'è piò legna / S.Antoni com faregna?" (S.Antonio dal campanellino / in cantina non c'è più vino / nel tasel non c'è più legna / S.Antonio come faremo?).
S.Vicinio, considerato il primo vescovo di Sarsina, secondo la tradizione, in origine, era un eremita. La stessa tradizione, attribuisce alla catena del santo (una specie di collare al quale, l'eremita, teneva appesa una grossa pietra per fare penitenza), il potere di esorcizzare gli indemoniati.
A S.Valentino, nel territorio di Bagno di Romagna, si attribuiva la capacità di comandare il vento (che gonfiava in maniera particolare quando, un uomo di chiesa, si toglieva la vita).
Altro santo caro ai romagnoli è Martinel (S.Martino), protettore delle fanciulle indifese; una cantilena diceva: "Martinel, Martinel / un's'fa un bugadel / t'a n'i metta é tu mantell" (Martinello, Martinello / non si fa un bucatello / che non ci metta il tuo mantello).
Ma non ci si accontentava di irridere i santi, c'era perfino chi riteneva si potesse chiedere, al santo del quale si era devoti, la cosiddetta: "grazia alla rovescia". Questa consisteva nel richiedere intercessione, onde portare disgrazie o malattie alla persona presa di mira. Il rito che ne derivava, consisteva nell'accendere, di fronte all'immagine del santo, un cero posto orizzontalmente, o capovolto.
Ma come biasimare chi, per troppo tempo, oltre al potere spirituale della Chiesa, assaggiò anche il bastone di quello temporale? In quel tempo di indegni rappresentanti terreni, fu garantito il timor di Dio, più che l'amore ed il popolo si sfogò coi Santi; ma per un Santo, per un unico Santo, mostrò sempre autentico amore e viva venerazione: il rosso Sangiovese, derresto, a Conselice, il primo giorno di Quaresima, si usa festeggiare S.Grugnone, considerato il patrono dei beoni e dei barboni.

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