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La cultura non può essere pretesto per qualsivoglia secessione, bensì motivo d'unione, magari nella diversità.
La folklorica, alla quale nessuno, mi auguro, voglia negare valenza culturale, non di rado evidenzia, talvolta inattesi motivi unificanti. Usi, costumi, credenze, hanno spesso radici ancestrali e perciò comuni a territori vastissimi e popoli eterogenei e lontani tra loro; Per questo motivo, quelli che definirò, di seguito, non vogliono essere considerati confini territoriali, ma semplicemente la descrizione dei limiti geografici e culturali entro i quali si è svolto questo mio censimento.
Romandìola è l'antico nome col quale veniva chiamato quel territorio che coincide, solo parzialmente, con l'attuale Romagna, la quale ne deriva il nome. Diminutivo di Romània (termine col quale fu, in origine, distinto l'ultimo lembo dell'Impero Romano d'Occidente, in contrapposizione ai nascenti regni barbarici della Longobardìa), in seguito, finì col denominare l'insieme delle terre appartenenti allo Stato della Chiesa. Attualmente, la Romagna comprende parte della regione emiliano-romagnola, alcuni lembi della regione toscana e di quella marchigiana, e la Repubblica di San Marino. Per convenzione, essa è delineata a sud-ovest, dal fiume Sillaro; per seguirne i limiti, se ne percorrerà il corso fino alla sorgente e si proseguirà ad ovest per crinali, fino a giungere al passo della Futa, che ne segna il limite occidentale estremo. Da qui, la dorsale appenninica tosco-emiliana, ne delimita il territorio, inglobando parte della Toscana; tale dorsale, va poi percorsa fino all'Alpe della Luna, che ne fissa l'estremo sud. Si proseguirà poi ad est, includendo tutto il Montefeltro, fino a raggiungere il promontorio di Focara, o meglio, il torrente Tavollo, il cui percorso fino alla foce, ne rappresenta il margine sud-orientale. Ad est, il mare Adriatico, ne disegna i contorni fino al porto di Magnavacca (l'odierna Porto Garibaldi). Non pochi identificano nel corso del fiume Reno (l'antico Po di Primaro), fino alla confluenza col Sillaro, l'estremo nord romagnolo, escludendo così, sia il territorio di Argenta, che quello di Comacchio. Ambiente, quest'ultimo, un tempo paludoso e malsano, caratteristiche che, probabilmente, lo rendevano poco appetibile per qualsivoglia rivendicazione di appartenenza. C'è da considerare, inoltre, che in tale tipologia territoriale, unici riferimenti geografici riconoscibili, erano i fiumi che, nel tempo, andavano subendo continui cambiamenti di corso (non irrilevanti, qui più che altrove), sia per cause naturali, che artificiali.
Era questo il paesaggio della fiaba: selve e paludi, strette fra monti e mare: l'antica Romandìola.
…Ed è facile immaginarla popolata di draghi a guardia delle sue paludi, di spiriti vaganti per antiche strade buie, di schiere di fate che si bagnano ad una cristallina sorgente di montagna, di streghe ai crocicchi e lupi, folletti, maghi, orchi e cavalieri…
Ora, purtroppo, trovarne traccia è impresa ardua e quasi sempre improduttiva, per questo ringrazio quegli antichi fulèster (sorta di, ormai scomparsi, cantastorie tradizionali), che ci hanno lasciato memoria ad quand ch'os j evdéva (di quando li si vedeva).

Confini della Romandiola
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