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I fulèt

(i folletti)


I folletti sono esseri piccolissimi, la loro altezza, non supera quasi mai una spanna; di corporatura gracile, talvolta hanno, sulla schiena, un paio di ali simili a quelle delle libellule e la loro carnagione è di un colore lunare. Se ne vanno in giro nei loro vestitucci aderenti di raso verde (talvolta rosso), compiendo scatti, contorsioni e balzi nell'aria; volano di fiore in fiore, di ramo in ramo e riposano volentieri nei nidi di usignolo.
Sono spiritelli silvani e frequentano le case solo occasionalmente; quando lo fanno, entrano attraverso il buco della serratura, ululando come il vento, o zufolando, a secondo dell'umore. Si riuniscono in frotte su per la cappa del camino e danno inizio ad un vociare litigioso, frenetico e convulso, soprattutto l'inverno, quando il focolare è acceso.
Sul monte Calamello, ad esempio, giocavano con bocce tutte d'oro e, molti anni dopo, vi fu trovata una pentola piena di monete d'oro.
Sono spiritelli allegri (fino all'eccesso), non temono malefici, né benedizioni; come il Mazapègul, sono incapaci di compiere buone azioni gratuite, né eccedono in cattiverie, ma se provocati, diventano estremamente vendicativi e dispettosi, come racconta la vecchia föla che segue.

Pavulòn non credeva che, il vortice di vento che si leva all'improvviso nelle campagne, fosse animato dal fulèt ed ogni volta che vedeva sollevarsi il molinello, ripeteva: "Non crederò che tu sia il folletto, finchè non mi porterai su quel pioppo!".
Un giorno, lo spiritello si stancò di quella continua provocazione e lo fece: lo depositò su di un rametto che non avrebbe potuto sostenere nemmeno il peso di un uccello e ce lo lasciò.
Quando i parenti dell'uomo, radunati sotto l'albero, furono stanchi di implorare invano, mandarono a chiamare un prete. Questi, giunto sul posto, ordinò che l'uomo fosse liberato in nome di Dio; il folletto, invisibile, cominciò a sghignazzare rumorosamente e, con la sua vocina stridula, prese ad elencare tutti i peccatacci del nuovo venuto, che dovette allontanarsi in fretta, pieno di vergogna. Stessa sorte toccò ad altri preti convocati sul posto, finchè ne venne uno che, senza ricorrere ad esorcismi, supplicò con molta gentilezza il folletto, affinchè lasciasse libero Pavulòn. Lo spiritello, riconoscendo nell'ultimo venuto una persona buona e gentile, gli diede ascolto e depositò lievemente a terra il contadino terrorizzato. Di quella brutta esperienza, restarono a Pavulòn, i capelli dritti sulla testa e non ci fu forza, né preghiera, che siano mai più riuscite a farglieli tornare a posto.

Quando i fulèt sono in vena di burle, tagliano gli orditi, aggrovigliano il filato, o lo riempiono di piccoli nodi inestricabili; nascondono le cose, mescolano pepe e sale, cenere e farina; fanno mille piroette e riempiono l'aria di schiamazzi e risa. Ma, il loro scherzo preferito, era quello di alzare, come un colpo di vento, le sottane delle ragazze fin sopra la testa (c'è da tenere presente che, nel tempo al quale si riferisce la segnalazione, le popolane portavano gonne lunghissime, ma non erano ancora molto in uso le mutande). Se sono in vena di far bene, i folletti, passano volentieri il loro tempo a consolare, preferibilmente, giovanette malinconiche o malate, orfani, o donne costrette a lavorare senza posa. Lavorano al telaio, aiutano a trasportare i secchi del bucato, spolverano e rassettano le case.
Amano le brezze primaverili, radunarsi nell'aria e alimentare vortici sollevando polvere, carta e pagliuzze; per questo sono anche detti: "molinelli".
Guai ad umano che osasse balzare dentro al vortice: verrebbe trascinato nel loro palazzo d'aria serena, dal quale non è possibile fare ritorno e nessuno sarebbe più in grado di strapparlo da quella prigionia. È possibile intravedere appena per un attimo, quel palazzo, all'alba, quando il suo colore è roseo nel chiarore mattutino, poi cambia come cambia il colore del sole ed al tramonto, vola via col vento, per sconosciuti lidi.
Non si conoscono particolari sistemi per allontanarli, ma c'è da dire che, i fulèt, raramente si accaniscono contro una persona e, come visto, per convincerli a desistere da una vendetta che si stia protraendo troppo a lungo, basta l'intercessione di una persona buona e gentile ed i folletti perdonano volentieri, senza portare rancore.

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