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I dregh

(i draghi)


Alla famiglia dei draghi, appartengono una moltitudine di esseri protagonisti di numerosi avvistamenti, nel corso dei secoli, anche in Romandìola. Come abbiamo visto, regoli e draghi, sono spesso confusi tra loro; infatti, ai draghi, la tradizione popolare, dava forme svariate e strambe, quindi non potremo che proporne un rapido resoconto inventariale e forzatamente soggettivo.

Pare fosse di un drago, lo scheletro esposto, fino al seicento, nella chiesetta di S.Martino Monte l'Abate (a tre chilometri da Rimini), dove, trecento anni prima, aveva trovato un'ingloriosa fine, dopo aver divorato numerose persone. La leggenda racconta, infatti, che la stessa Vergine Maria, avesse suggerito il modo per liberarsene, utilizzando un branco di porci.
Come tutti sanno, i draghi, avevano spesso anche la facoltà di volare; anche in Romandìola, soprattutto nei tempi antichi, vi furono numerose testimonianze di draghi volanti. Nel 1425, vi fu un avvistamento nei cieli di Lugo e di Bagnacavallo, riportato dalle cronache dell'epoca, ove si narrava di due grandissimi serpenti lunghi più di dodici braccia, uno color oro ed uno color argento, con grandi ali di colore scuro e due lunghe corna, una più lunga dell'altra.
Il più famoso dei draghi dell'antica Romandìola, era quello di Forlì, per tradizione, sconfitto da San Mercuriale e precipitato in un pozzo; in alcune versioni della leggenda, con l'aiuto dei Santi Ruffillo, Marcello e Grato.
A volte, i draghi erano posti a guardia dei tesori, pare fosse un incarico che, talvolta, veniva loro affidato dalle fate (se ne è parlato nel capitolo a queste dedicato).
L'ultimo avvistamento di un drago è recente, risale infatti, al 26 luglio 1970; in un bosco nei dintorni di Forlì, fu avvistato un enorme essere squamoso, lungo almeno quattro metri e mezzo, con grosse zampe e l'alito ardente. Simile ad un dinosauro, il grosso animale, pare abbia inseguito l'avvistatore, per quasi duecento metri.
Abbiamo già incontrato, in un precedente capitolo, il "mago dalle sette teste", con strane analogie, appare di sovente, nella novellistica della Romandìola, un dregh dal sett test (drago dalle sette teste). Anche questa sorta di Idra nostrana, esigeva ogni anno, in tributo, una fanciulla da divorare, ma veniva immancabilmente sconfitto dall'eroe di turno che, in seguito, sposava la figlia del re, candidata vittima, salvata dall'eroico intervento.

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