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Il delfino della gôrga nera

In località Poggio alla Lastra, nel territorio di Bagno di Romagna, sul monte Marino, esiste una voragine chiamata la "gôrga nera". La tradizione vuole che il boato cupo, che dal monte dilaga fino alla pianura, da noi chiamato bêlza, provenga proprio da questa gora. Secondo la leggenda, infatti, vi sarebbe rinchiuso, da millenni, un delfino al quale, ogni tanto, viene nostalgia del mare; allora batte con la coda contro le mura della sua prigione e si lamenta. Il rumore, di eco in eco, si moltiplica, fino a raggiungere la piana. A dire la verità, si conoscono altri luoghi della Romandìola, ai quali è attribuita l'origine di tali fenomeni (detti scientificamente: brontidi). A Santa Sofia, c'è una palude, presso il monte Falterona, sopra Castagno, dove si verifica un fenomeno acustico analogo, ugualmente detto: gôrga nera. A Campigna, esiste la gôrga tambussa, che è una gora ritenuta profondissima, tanto che era in uso un detto: "con sette funi e un marchio di stadera, non si trovò il fondo della gôrga nera". Nel Montefeltro, veniva chiamato Lagôn e, la tradizione vuole, che sia l'eco di furiose tempeste, che si scatenano sul lago Trasimeno. Nell'alta valle del Savio, l'origine di un fenomeno simile, detto e' gurgon o la badulla, è attribuita ad una gora situata nella foresta tra Lama e Campigna.

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