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La caccia selvaggia

La schiera degli spiriti dei morti periti anzitempo, era detta "caccia selvaggia" (o esercito selvaggio) e correva, o cavalcava, di notte, con un terribile frastuono. È questo un mito nordico, prevalentemente germanico, ma presente anche in Romandìola, dove, la schiera era guidata dallo spirito di Teodorico (il re goto, personaggio ricorrente nella favolistica romagnola, che ritroveremo anche in seguito) il quale, secondo una leggenda, scomparve su di un cavallo nero, lanciato all'inseguimento di un bellissimo cervo dalle grandi corna, concludendo la sua folle cavalcata nel cratere di Lipari..
Una eco di tale mito, è probabilmente ravvisabile nella "caccia" ai becchi, che ancora si svolge tradizionalmente, nelle nostre contrade, l'undici di novembre, giorno di S.Martino.
Allo stesso substrato culturale, potrebbero appartenere le descrizioni di un gran numero di apparizioni nel cielo, di sanguinosi combattimenti, fra terribili guerrieri, ricorrenti nelle antiche cronache di molte località, anche in Romandìola.
Nel territorio ravennate, dovevano circolare varie leggende di cacce soprannaturali, visto che ne trasse ispirazione anche il Boccaccio, a sua volta, probabilmente ispirato da Dante (entrambi dimorarono a Ravenna a più riprese), per la stesura dell'ottava novella, della quinta giornata del "Decamerone", nella quale si narra come Nastagio degli Onesti si fosse innamorato, non corrisposto, di una giovane della famiglia dei Traversari.
Un giorno di maggio, addentratosi nella pineta di Classe, a Nastagio apparve un cavaliere nero che, con due mastini, inseguiva una fanciulla nuda. Una volta raggiuntola, la squartava e ne gettava, cuore e viscere alle bestie. A Nastagio, che era corso in soccorso alla giovane, il cavaliere aveva rivelato essere lo spirito di Guido degli Anastagi, costretto a ripetere quel macabro rito, in quanto si era ucciso, essendo stato respinto dalla ragazza stessa che, poi, si era rallegrata della sua morte. In seguito, Nastagio, fece imbandire un banchetto nello stesso posto, al quale invitò la famiglia Traversari. Quando si ripeté la scena di caccia, il cavaliere dovette rivelare, anche ai commensali, quanto già detto a Nastagio, la giovane Traversari, temendo di rimanere vittima di un identico destino, accettò di sposare Nastagio.

Caccia selvaggia
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